Riflessione sul’introduzione della LIM nel sistema educativo del Meridione. Difficoltà e resistenze.
Introduzione della LIM nel sistema educativo Italiano.
autore prof. Antonio Artico. 22-marzo 2012
Fino a pochi anni fa, l’acronimo LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) era estraneo al lessico della scuola, della didattica e ai docenti. Solo da pochi anni, diverse istituzioni scolastiche, dapprima al centro-nord in regioni quali la Lombardia, l’Emilia Romagna, poi nelle regioni del Sud interessate da vari progetti del tipo Digiscuola, Innovascuola e attualmente i piani regionali FESR, hanno avuto occasione di sperimentare e adottare questo nuovo Device tecnologico/didattico.
Oggi molti insegnanti, anche tra quelli che non dispongono della tecnologia, sanno cos’è una LIM, ma ancora non hanno un’idea precisa di cosa aspettarsi dal suo utilizzo in classe, dimostrando ancora un avversione, una resistenza a questa innovazione didattica percepita tutt’ora come strumento complicato.
Il vero errore, almeno qui in Campania, e immagino nel meridione, è stato quello di fornire uno strumento tecnologico Innovativo, senza averlo supportato da un corso approfondito e obbligatorio per tutti i docenti incentrato sull’alfabetizzazione Informatica, sulla Rete e suo utilizzo a scopo didattico. Attualmente, consapevoli del aver fornito lo strumento senza il “libretto di istruzioni” si è corsi al riparo richiedendo alle istituzioni scolastiche di formare ed aggiornare i propri docenti. I dirigenti si stanno adoperando per fornire semplici corsi sull’utilizzo delle LIM, senza comunque fornire un supporto continuativo al docente, nè una piattaforma online alla quale rivolgersi successivamente per avere ausilio e aiuto da tutor o esperti, nè nel fornire gli strumenti precisi di gestione della didattica con le nuove tecnologie e la rete.
La mancanza di competenze informatiche approfondite da parte dei docenti, rimane un evidente problema. Allo stato attuale molti, di quei docenti che si vantano di essere capaci con il PC, poi nella pratica si dimostrano maldestri e incompetenti, anche nel gestire semplici Software e attrezzature Hardware, nonchè inesperti nel vasto mondo che è la rete web e le innumerevoli risorse che questa mette a disposizione.
Alzi la mano il docente che riesce a risolvere un problema quando il PC va in errore o quando un programma smette di funzionare! Oppure quale docente sa come aggiornare o installare un nuovo driver di una periferica? Quale docente conosce le estensioni dei file e li sa riconoscere? Quale docente sa convertire ed effettuare operazioni su files? Quale docente sa operare con le immagini? Quale docente sa come muoversi in internet per essere un attore piuttosto che uno spettatore?
Il docente a digiuno di informatica, anche se imparasse ad usare tutte le funzionalità della LIM, avrebbe sempre serie difficoltà nella realizzazione di attività didattiche Innovative, Interattive e Inclusive, veri obiettivi della tecnologia della Lavagna Interattiva, pensata e realizzata per consentire la trasformazione dell'ambiente di apprendimento, la personalizzazione delle strategie didattiche, il potenziamento degli strumenti comunicativi, il miglioramento degli apprendimenti disciplinari e delle competenze trasversali.
Ma la gestione e manutenzione di una LIM è impegnativa quanto quella di un Personal Computer con diverse periferiche collegate; a volte la sua utilizzazione è motivo di lungaggini. (es. aggiornamento del sistema operativo, dell’antivirus o di plug specifici, caduta del collegamento internet, rallentamenti improvvisi del software, lentezza nel caricamento di pagine o avvio del PC e dei vari software)
Le ulteriori difficoltà, sono generati dall’esistenza di molteplici software gestionali per le LIM (es. Prometean, interwrite, Notebook ecc.) strutturati con comandi disposti in maniera diversa, a volte anche poco intuitivi e con strumenti dalle diverse denominazioni, con i quali non sempre è possibile ottenere gli stessi risultati. Infine, la mancanza di interoperabilità tra le diverse lavagne Interattive, proprio per la mancanza di uno standard, è un ulteriore motivo di complicazione.
Tutto ciò richiede una conoscenza di ciascun software e quindi, per generalizzare, è come se il docente fosse costretto in una classe a lavorare su di un PC con Sistema Operativo Windows, in un altra con LINUX, e in una terza con Show Leopard di Mac. Tutto questo genererebbe una confusione notevole.
I diversi progetti Innovascuola, Digiscuola, compresi i Fesr, se da una parte hanno consentito alle scuole di terminare, in passaggi via via successivi, la dotazione tecnologica d’istituto, consentendogli di dotarsi di una LIM per ogni classe; dall’altra per il sistema pubblico delle aste, delle forniture centralizzate, hanno fatto si che non ci fosse uno standard univoco.
Perché tutto questo non è stato previsto dall’amministrazione?
Perché fornire le scuole, tramite progetti finanziati da enti diversi (Ministero Istruzione, Ministero Innovazione, SIDI ect.), attrezzature diverse tra loro per qualità e funzionalità ?
Perché il ministero non ha definito uno standard?
Un ultimo quesito: perché non è stato previsto il collegamento internet alle LIM che fornivano tramite i vari progetti? Anzi perché le amministrazioni locali riducono le connessioni ADSL alle sole attività di segreteria?
Non mi spiego come mai si sia cercato di diffondere le LIM senza accertarsi dell’effettivo accesso ad internet fornendo nel contempo, a chi ne è sprovvisto, adeguate attrezzature hardware, convenzioni con operatori telefonici, tali da consentire alla scuole di potenziare l’accesso alla connessione a banda larga riducendo il Digital Divide?
Come al solito l’amministrazione della “Cosa Pubblica” ha dimostrato la sua poca efficienza e lungimiranza, generando problemi che devono essere risolti nell’immediato, per evitare che le Lavagne Digitali divengano dei semplici orpelli della classe e affinché sia portato a compimento l’innovazione tecnologica delle scuole in Italia, almeno per rimanere al passo con gli altri paesi.
L’innovazione mancata o per essere più ottimisti “ritardata” è stata in parte anche colpa dei docenti. Da quelli resistenti all’innovazione, a quelli che hanno utilizzato la LIM fornendo agli alunni una lezione in modo tradizionale. Docenti cioè che ne hanno fatto un utilizzo limitato, come se avessero avuto a disposizione un proiettore (infatti ancora alcuni, nel nominarla, la chimano Lavagna Luminosa), limitandosi a visionare filmati, a proiettare contenuti di DVD e CD allegati “obbligatoriamente“ ai libri di testo. Solo una minoranza di docenti ha permesso di consolidare una didattica nella quale l’alunno fosse l’artefice della propria conoscenza, operando concretamente in prima persona alla lavagna.
Pochi hanno permesso agli alunni di costruire le competenze con la LIM.
Proprio i docenti nei percorsi formativi o sui forum dedicati hanno espresso simili messaggi: “la possibilità di proiettare quanto scelto è veramente un grande ausilio”; “la LIM è quasi una bacchetta magica per riconquistare l’attenzione degli alunni”,
Le aspettative presso i docenti che ancora non si rapportano a questa tecnologia, sono ancora alte, però quelli che si avvicinano per la prima volta alla LIM o che frequentano un corso di formazione, si rendono presto conto di quanto lo strumento sia lontano dai propri schemi mentali e peggio ancora dai propri metodi didattici.
Alcuni, vedono la Lavagna Digitale quasi come un’antagonista, uno strumento che entra in conflitto con il collaudato percorso del libro di testo e dall’idea metodologica che se ne ricava.
Naturalmente alla perplessità e alla riserva di qualcuno si unisce l’entusiasmo di qualche volontario del cambiamento, è consapevole della improponibilità della didattica tradizionale, rimasta immutata e avversa ai Nativi Digitali, che ormai possiedono intelligenze strutturatesi in contesti interattivi, multimediali e multimodali.